A volte capita di riconoscere in te stesso alcuni modi di pensare, di sentire e di stare con gli altri che si ripetono sempre uguali, anche quando ti fanno soffrire o rendono difficili le relazioni. Magari ti è già stato detto che sei "troppo" in qualcosa, oppure senti che dentro di te c'è un funzionamento che vorresti diverso ma che sembra non cambiare mai. Non sei sbagliato e non sei un'etichetta: sei una persona che, nel tempo, ha costruito alcuni schemi che oggi ti stanno stretti. Su questi schemi si può lavorare, con cura e senza fretta.

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Che cos'è un disturbo di personalità

Con l'espressione disturbo di personalità si indicano schemi rigidi e duraturi di pensiero, emozione e relazione che si discostano molto da come la persona vorrebbe essere e che causano sofferenza a sé o nei rapporti con gli altri. Non si tratta di "difetti di carattere", ma di modi di funzionare che si sono strutturati nel tempo, spesso a partire da esperienze importanti, e che un percorso può aiutare a rendere più flessibili. Esistono diverse forme, ma il filo comune è una difficoltà ricorrente e trasversale nel modo di vivere sé stessi e le relazioni: qualcosa che ritorna in situazioni e legami diversi, quasi sempre nello stesso modo.

Come si manifesta

Un disturbo di personalità non ha un unico volto e può presentarsi in modi molto diversi da persona a persona. Ci sono però alcune aree in cui questi schemi tendono a farsi sentire più spesso:

  • Nel modo di vedere sé stessi: immagine di sé instabile o molto rigida, senso di vuoto, difficoltà a riconoscere i propri desideri, autocritica costante, oscillazioni tra valore e disvalore.
  • Nelle emozioni: emozioni intense e difficili da regolare, cambiamenti rapidi dell'umore, paura dell'abbandono, distacco o freddezza che allontanano, rabbia che spaventa.
  • Nelle relazioni e nei comportamenti: rapporti che seguono sempre lo stesso copione, difficoltà a fidarsi o a lasciarsi andare, tendenza a controllare o a evitare, conflitti ricorrenti, impulsività.

Quando rivolgersi a uno specialista

Chiedere aiuto non significa che qualcosa non va in te. Può essere utile rivolgersi a uno psicologo quando:

  • senti che gli stessi modi di reagire si ripetono e ti fanno soffrire;
  • le tue relazioni entrano spesso in crisi per motivi simili;
  • fai fatica a riconoscere o a regolare ciò che provi;
  • hai la sensazione di non capire davvero chi sei o cosa vuoi;
  • vorresti cambiare qualcosa ma da solo non sai come.

Come possiamo aiutarti

Allo Studio Gemma ti accogliamo con un approccio cognitivista, senza giudizio e senza etichette. Insieme proviamo a comprendere come si sono formati i tuoi schemi, quali pensieri, emozioni e comportamenti li mantengono attivi e in quali situazioni tornano a farsi sentire. Da qui costruiamo un percorso personalizzato, pensato sui tuoi tempi e sulle tue relazioni, per sperimentare modi di pensare e di stare con gli altri più flessibili e più vicini a come vorresti stare. Non promettiamo che tutto cambi in fretta, ma che tu non sia più solo a portare questo peso: il nostro lavoro sono i colloqui e i percorsi psicologici, non i farmaci.

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Domande frequenti

Si può davvero cambiare o lavorare su un disturbo di personalità?

Gli schemi di personalità si sono strutturati nel tempo, quindi non spariscono da un giorno all'altro, ma non sono immutabili. Con un percorso è possibile renderli più flessibili, ampliare le proprie modalità di risposta e vivere le relazioni con maggiore serenità. Il cambiamento è graduale e cresce nel rispetto dei tuoi tempi.

Come si svolge il primo colloquio?

Il primo incontro è uno spazio di ascolto, in cui ci racconti cosa ti porta qui e cosa vorresti per te, senza alcuna fretta di dare un nome a ciò che vivi. È anche un momento per conoscerci e capire insieme se e come proseguire. Non ci sono risposte giuste o sbagliate: c'è solo il tuo modo di stare al mondo, da accogliere.

Quanto dura un percorso?

Non esiste una durata valida per tutti, perché ogni persona e ogni storia sono diverse. Poiché si lavora su modi di funzionare radicati, spesso serve un tempo più disteso, ma il ritmo lo definiamo insieme, verificando via via i passi fatti. L'obiettivo è che tu senta il percorso utile e sostenibile, non che si prolunghi senza senso.